Si dice che tutto quello che ci circonda parli di ingegneria.
La seconda giornata del Congresso Nazionale degli Ingegneri ci dice anche che per parlare davvero di ingegneria bisogna talvolta non parlare di ingegneria.
Bisogna parlare di Intelligenza che serve e di coscienza che guida, come ha fatto in apertura mattutina il teologo Vito Mancuso nella sua lectio “Umani, ancora. Libertà e responsabilità nell’epoca dell’intelligenza artificiale”.
Bisogna declinare i tre livelli di coscienza, quella della sopravvivenza, quella della percezione di sé e quella morale
Bisogna interpretare la libertà in chiave di responsabilità, e la responsabilità come risposta ad una domanda di cura.
Bisogna coltivare l’interiorità e il silenzio, preservando il diritto alla solitudine. Che non è isolamento ma è raccoglimento, è relazione autentica con sè stessi.
La giornata congressuale si è poi chiusa con “La stella polare”, un documentario per commemorare i 50 del terremoto del Friuli, a testimonianza del legame tra la comunità ingegneristica, la sicurezza del territorio e la memoria della ricostruzione.
Insomma a Trieste umani, ancora.
